sabato 6 settembre 2008

La Parola e la Pappa



Brutta morte quella del boccone, prima annega nella saliva e poi, sul suo corpo affogato, battono denti incisivi che lo smembrano.
Solo da morto e brandello il cibo reca piacere a quella ghiandola papilla che decide se il mangiare soddisfa il suo buon gusto; la papilla funge da spia di controllo e le informazioni arrivano al palato, il vero cervello della degustazione.
Una volta che il giudizio palatino è di buon grado il povero boccone è deglutito: dalla bocca esce la parola e incontra il cibo che va a farsi merda.
Per questo non parlavo, il pensiero che le parole e la pietanza usassero un sol canale mi inorridiva a un punto tale che sedevo a tavola, non mangiavo per non sporcare la parola e non parlavo per non mischiarla al cibo.
Andai nel bagno e mi sedetti sulla tazza, non defecai, ma sentii che qualche cosa usciva: mi alzai titubo e vidi nell'acquetta parole galleggiare ed emanare suoni di dissenso.
Tiravo l'acqua ed affogavo la protesta. (...)

da "TI SQUAMO. STORIA DI UN AMORE SCREPOLATO" di Antonio Rezza

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